Lei si definisce la cuoca della porta accanto ma è anche giornalista e scrittrice per il Gambero rosso. Nel 2002 esce in libreria con “Dalla fame all’abbondanza. Gli italiani e il cibo nel cinema italiano dal dopoguerra a oggi”. Oggi ritorna con il libro di ricette “Finger food”, dove il cibo si può toccare con le dita, e la sua presentazione in tavola diventa importante quasi come il cibo stesso. Ma il tocco in più sta nel fatto che le ricette provengono dalla tradizione della cucina regionale e familiare.
Conosciamola meglio!
1. Come ti sei avvicinata al cibo nei diversi momenti della tua vita?
Che mi ricordi mi è sempre piaciuto “sporcarmi le mani” o giocare con pentole e cucchiai di legno invece che coi classici giocattoli. Fin da piccolissima mi proponevo per aiutare nella preparazione del pranzo e allora mi davano da spuntare fagiolini, sbaccellare piselli, impastare polpette o sgusciare gamberetti. Poco più tardi, quando pretendevo di avvicinarmi ai fuochi, mi regalarono il primo “Dolce Forno”(chi se lo ricorda?)e da lì non mi sono più fermata. Oltre a questo devo dire che mi piaceva molto anche leggere di cucina, mi bevevo praticamente ogni libro per bambini che avesse qualche pagina dedicata al cibo o alle ricette, altro ricordo preistorico per esempio è il volume dei Quindici, Fare e Costruire, con il quale ho iniziato a pasticciare i primi dolci e spuntini. Crescendo mi perdevo nell’Enciclopedia della cucina di mia madre, un vero capolavoro che consulto ancora oggi, eccellente per la cucina regionale e gli aneddoti su chef e gastronomi. Poi sono venuti gli abbonamenti a tutte le riviste possibili, i ricettari importanti e parallelamente le prime cene vere e gli apprezzamenti di amici e parenti. Nel frattempo all’Università la materia di studio prescelta per la tesi era Storia del cinema. Facile unire le due passioni e laurearmi con un titolo come “DALLA FAME ALL’ABBONDANZA. GLI ITALIANI E IL CIBO NEL CINEMA ITALIANO DAL DOPOGUERRA AD OGGI”, premiata poi dai giornalisti cinematografici italiani come miglior tesi dell’anno e successivamente pubblicata dall’editore Lindau. Subito dopo un Master in giornalismo enogastronomico e un corso per cuochi professionisti alla Città del gusto del Gambero Rosso sono stati la svolta per iniziare a lavorare per le guide e la rivista mensile e cimentarmi come cuoca e autrice di ricette.
2. Cosa ti spinge ora a cucinare per gli altri?
Sempre e solo la passione. Per me la cucina è un piacere e faccio fatica anche adesso a considerarla un lavoro; questo a volte può creare qualche problema perché ho un approccio che può sembrare poco furbo, non da professionista, fuori dal tempo, ma io non conosco altre vie che cucinare per far felice qualcuno, per star bene e far star bene, un approccio quasi da casalinga anni ’50 che si fa in quattro per accontentare il maritino e la famiglia, assecondarne i gusti, preparare i piatti preferiti. Ecco cerco di non perdere mai questa dimensione anche nei catering più formali o quando mi offrono cifre da capogiro, se manca l’aspetto della gioia e del piacere della cucina rinuncio.
3. Quali sono i libri sul cibo che hai scritto e perchè?
Bè sono solo a quota 2, il saggio su cinema e cibo e FINGER FOOD, il mio primo libro di ricette edito dal Gambero Rosso. Due cose diverse ma che mi rispecchiano molto, (specie nell’impostazione “ordinata”, sono una bilancia!) e nelle quali ho cercato di mettere tanto di me. Finger food in particolare mi racconta più di qualsiasi biografia, c’è dentro tutto il mio mondo, i viaggi, le passioni, i gusti, le esperienze, la mia “pugliesità” e nonostante il nome “modaiolo” è un libro schietto, di sostanza, proprio come me. Detto questo spero di continuare, adesso sto lavorando a “La stanza del mangiare” un libro di ricordi e ricette della famiglia e della casa di mia nonna.
4. Per te il cibo è anche una questione di moda?
E’ inutile negare che il titolo e la copertina di Finger food stiano contribuendo a creare interesse e successo intorno al libro, però ripeto, basta sfogliarlo per capire che ha poco a che fare con happy hour e mode del momento. D’altra parte è vero che non si è mai parlato tanto di cibo, chef e gastronomia come in questo periodo. Io penso che col tempo ci sarà una naturale “selezione”, chi è veramente appassionato lo sarà sempre, chi lo fa per moda tra un po’ si stancherà e passerà ad altro.
5. Come fai colazione la mattina?
Ho una deformazione professionale per cappuccino e brioche… lavoro da cinque anni alla guida dei bar d’Italia del Gambero, conosco a memoria decine e decine di bar della penisola, per me una mattina senza colazione al bar è troppo triste! Ultimamente infatti ho dovuto rinunciare al dolce risveglio (no a latte, uova e burro!!!) e non sono più la stessa. La sostituzione prevedeva agrumi, caffè d’orzo, cereali e latte di soia (puah), ma non ce la faccio proprio, così faccio di testa mia con 2 pompelmi appena spremuti, a casa, e più tardi bicchiere d’acqua e caffè al bar, come sempre senza zucchero.
5+1. Cosa senti che ti lega al mondo del cibo?
Rischio di ripetermi, al cibo mi legano i ricordi, i momenti piacevoli, la gioia, il piacere di stare bene cucinando e di condividere la felicità della tavola.

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Il Blog della Cuoca della Porta accanto » Blog Archive » intervista alla cuoca!!!Elenco degli articoli che citano questo:
mercoledì, 5 settembre 2007 alle 11:54 .
[...] http://www.francescav.com/2007/09/viviana-lapertosa/ [...]
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Evento Sottilette Kraft a Milano | FrancescaVElenco degli articoli che citano questo:
lunedì, 22 giugno 2009 alle 08:34 .
[...] professionalità, condita di grazia, simpatia e gentilezza. (Se volete conoscerla meglio leggetevi l’intervista a Viviana Lapertosa che le feci due anni fa, e che Viviana mi ha confessato essere la sua prima intervista!). Il gioco [...]