Introduzione alla cucina consapevole
Avvertenza: questa rubrica è rivolta a persone molto vive, molto testarde, e molto, molto pazienti. A chi vuole emanciparsi dai consigli interessati di alcune riviste, dai medicinali “da banco” per ogni tipo di piccolo disturbo, da quel senso di pesantezza e confusione che si prova spesso subito dopo aver mangiato, dai mal di testa passeggeri e frequenti. Il più delle volte, infatti, questo tipo di problemi è legato, oltre che ad altri fattori, a un insieme di tossine che assorbiamo quotidianamente attraverso il cibo, e al modo nel quale decidiamo di nutrirci.
Si sente sempre più spesso parlare di intolleranze alimentari e di persone disperate per non saper più cosa mangiare o perché dopo aver fatto il test delle intolleranze hanno dovuto eliminare in un colpo solo latticini, pasta, pomodori, cioccolata e altri cibi che rientrano nella nostra quotidianità e tradizione. Nella maggior parte dei casi esistono buone probabilità che queste persone siano in realtà intolleranti non tanto al cibo che assumono, ma a causa delle manipolazioni alle quali il cibo viene sottoposto, e che avvengono durante le fasi di produzione, conservazione e distribuzione.
Spesso il nostro organismo reagisce agli antibiotici e agli ormoni che si trovano nel latte, ai pesticidi che ci sono sui pomodori, alle radiazioni a cui è stato sottoposto il grano. È possibile che molti mal di testa vengano scatenati, ad esempio, dalla frequentazione di alcuni ristoranti cinesi dove le portate vengono servite condite con salsa di soia al glutammato monosodico che è uno dei maggiori fattori scatenanti di emicranie croniche, o spesso, anche nella cucina casalinga, dalla spolverata di dado (sempre al glutammato monosodico di cui sopra) per insaporire la salsa di pomodoro della pasta, oppure anche dall’abitudine di sostituire lo zucchero con l’aspartame, un altro dei maggiori fattori che scatenano l’emicrania.
Sugli effetti nocivi dell’abitudine di utilizzare zucchero bianco (raffinato chimicamente) si apre tutto un discorso che merita di essere trattato più ampiamente in seguito. Come se non bastasse, ci sono i processi di maturazione artificiale delle banane o dell’ananas, gli additivi del vino, la gasatura delle arance, i diserbanti, i concimi, gli antiparassitari, gli antiossidanti, i coloranti, gli antifermentativi, gli stabilizzanti, i conservanti, gli antimicotici, gli antiputrefattivi… e si potrebbe continuare per ore. Last but not least, nel ventennio tra il 1960 e il 1980 l’importanza dell’allattamento al seno è stata sottovalutata in favore di latte artificiale prodotto chimicamente o di latte vaccino industriale. Questa abitudine ha favorito ulteriormente l’aumento di allergie, difficoltà digestive e altre patologie.
La sensibilità ai veleni varia enormemente da persona a persona, come la naturale capacità del corpo di disintossicarsi. Alcuni riescono a liberarsi delle tossine facilmente, mentre in altri le tossine rimangono nel corpo più a lungo, depositandosi nel cervello e in altri organi. Ecco perché alcune persone sono più intossicate di altre. Inoltre, a prescindere dalla golosità, ogni individuo ha una particolare predilezione per determinati alimenti, che spesso coincide con il bisogno istintivo dell’organismo di assumere proprio i nutrienti che vi sono contenuti. Può anche succedere, che allo stesso alimento cucinato in modo diverso (fritto o bollito o in padella), o mangiato in un momento della giornata piuttosto che in un altro, l’organismo reagisca diversamente. Per questo è indispensabile imparare a riconoscere i segnali che il nostro corpo ci invia, e che sono diversi per ognuno di noi, e osservare continuamente le nostre reazioni a determinati comportamenti per assecondare solo quelle che ci fanno sentire bene. Non ha senso dettare regole universali che valgano per chiunque, demonizzando un particolare alimento o sconsigliando un metodo di cottura rispetto a un altro; quello che vale per te adesso, potrebbe non essere più adatto domani o per chi ti sta intorno. L’unico principio che sembra valere per tutti sembra essere non esagerare con le quantità.
Esiste anche poi la cosiddetta “energia” degli alimenti. Questo è uno dei concetti da comprendere, difficile da accettare a causa della nostra educazione pragmatica. Ogni organismo vivente possiede un’energia vitale, e nutrendoci di esso noi assumiamo per prima cosa questa energia, e solo secondariamente proteine, vitamine, grassi, e tutto il resto. Viene di conseguenza che mangiare ad esempio la carne di un pollo che ha sofferto per tutta la vita chiuso in una gabbia dove a stento poteva girarsi, col becco amputato e costretto a nutrirsi di farine animali e ormoni, significa mangiare un organismo praticamente privo di energia vitale, imbevuto di tristezza, rabbia, impotenza, e tutto ciò che un povero quasi-volatile può provare in quelle condizioni. Questo ovviamente se vogliamo trascurare il fatto prettamente fisico che quando mangeremo il suddetto assumeremo invariabilmente tutti i medicinali e gli ormoni che il suo organismo non ha avuto la possibilità di eliminare. I vegetariani risolvono questo problema radicalmente evitando di mangiare animali e spesso qualsiasi loro derivato. Rispetto profondamente questa scelta, ma per quanto mi riguarda per adesso sento il bisogno di mangiare carne.
Ad ogni modo voglio almeno che gli animali che sono stati sacrificati per me abbiano trascorso una vita degna di essere vissuta. Questo è il motivo per cui quando parlerò di carne mi riferirò sempre ad animali che abbiano avuto una vita felice e abbiano mangiato il cibo per il quale sono nati. Vale a dire carne proveniente da allevamenti biologici certificati, meglio ancora se con il metodo demeter. Quando parlerò di frutta e verdura sottointenderò frutta e verdura di stagione, coltivata nel rispetto dell’ambiente e senza impiego di pesticidi, conservanti, insetticidi chimici e altro. Ovviamente darò chiare e diffuse indicazioni di dove trovare questo tipo di alimenti, di come sceglierli, e anche qualche tabella per confrontare i prezzi dei prodotti biologici con quelli “normali”, che probabilmente vi riserverà qualche sorpresa.
Insomma, esiste un modo parallelo di nutrirsi. Il contro è che questo modo implica il fatto di doversi inizialmente
complicare significativamente la vita cambiando gran parte delle proprie abitudini. È per questo che per primissima cosa voglio avvertire chi leggerà queste righe che questa rubrica non è assolutamente adatta alle persone che amano le cose semplici e veloci, come ad esempio i fagioli precotti in scatola, la pasta surgelata da saltare in padella pronta in tre minuti, o il supermercato sotto il portone di casa. Purtroppo alimentarsi nel modo giusto è piuttosto complicato. Non basta decidere di votarsi al biologico (per quanto il biologico cominci ad essere una realtà estremamente seria in italia), o convertirsi al macrobiotico. Mangiare nel modo giusto è una scelta di vita che inizialmente può essere molto complicata da seguire.
È un impegno continuo a leggere *tutte* le etichette di ogni cosa che si acquista, e dove non esistono etichette, domandare, indagare, scoprire da dove proviene il cibo e come è stato preparato, conservato, trasportato. Ogni volta che si parla di quest’argomento l’obiezione che ci si sente rivolgere è che “con tutti i veleni a cui siamo sottoposti ogni giorno” compreso lo stress, l’aria inquinata, e molto altro, non è possibile sottrarsi a tutti gli attacchi e che quindi è meglio rilassarsi e mettersi l’anima in pace. Ma la cruda realtà è che il corpo umano ha un limite di tossine che può metabolizzare. Superato questo limite, il corpo non riesce più ad eliminarle e comincia ad accumularle nei tessuti adiposi, nelle articolazioni, dovunque riesce a stoccarle. Continuando su questa strada, è inevitabile ammalarsi, sviluppare allergie e reazioni più o meno gravi. Il nostro corpo sta semplicemente cercando di dirci qualcosa.
Vorrei ad ogni modo precisare che non sono un medico, non sono laureata in scienze dell’alimentazione, non ci capisco nulla di medicina. Sono un grafico, un decoratore, un fotografo. Sto parlando solo e unicamente della mia esperienza personale, non di studi accademici, nella speranza e nella convinzione che le cose che ho scoperto possano essere utili anche ad altri come sono state una salvezza per me. Semplicemente un racconto di cosa è successo a me e come ho risolto io le cose.
Quello che ho cercato di fare io è stato tentare di mantenere il mio livello di tossine più basso possibile. Il plus inaspettato - e immediato - è stato sentirmi finalmente bene, veramente bene, dopo anni, da subito. Vale a dire non sentirmi gonfia e confusa dopo mangiato, in difficoltà, come se ogni volta avessi assunto piccole dosi di veleno invece che cibo. Non penso di prolungare la mia vita mangiando in questo modo, ma solo di vivere molto meglio nell’immediato presente.
Decidete oggi di nutrirvi in modo consapevole per due settimane. Imponetevi di essere costanti.
Alla fine di queste due settimane saprete quello che intendevo dire.
[testi di IZN ]
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