Introduzione alla cucina consapevole

Letto 8794 volte.

Cucina consapevoleAvvertenza: questa rubrica è rivolta a persone molto vive, molto testarde, e molto, molto pazienti. A chi vuole emanciparsi dai consigli interessati di alcune riviste, dai medicinali “da banco” per ogni tipo di piccolo disturbo, da quel senso di pesantezza e confusione che si prova spesso subito dopo aver mangiato, dai mal di testa passeggeri e frequenti. Il più delle volte, infatti, questo tipo di problemi è legato, oltre che ad altri fattori, a un insieme di tossine che assorbiamo quotidianamente attraverso il cibo, e al modo nel quale decidiamo di nutrirci.

Si sente sempre più spesso parlare di intolleranze alimentari e di persone disperate per non saper più cosa mangiare o perché dopo aver fatto il test delle intolleranze hanno dovuto eliminare in un colpo solo latticini, pasta, pomodori, cioccolata e altri cibi che rientrano nella nostra quotidianità e tradizione. Nella maggior parte dei casi esistono buone probabilità che queste persone siano in realtà intolleranti non tanto al cibo che assumono, ma a causa delle manipolazioni alle quali il cibo viene sottoposto, e che avvengono durante le fasi di produzione, conservazione e distribuzione.

Spesso il nostro organismo reagisce agli antibiotici e agli ormoni che si trovano nel latte, ai pesticidi che ci sono sui pomodori, alle radiazioni a cui è stato sottoposto il grano. È possibile che molti mal di testa vengano scatenati, ad esempio, dalla frequentazione di alcuni ristoranti cinesi dove le portate vengono servite condite con salsa di soia al glutammato monosodico che è uno dei maggiori fattori scatenanti di emicranie croniche, o spesso, anche nella cucina casalinga, dalla spolverata di dado (sempre al glutammato monosodico di cui sopra) per insaporire la salsa di pomodoro della pasta, oppure anche dall’abitudine di sostituire lo zucchero con l’aspartame, un altro dei maggiori fattori che scatenano l’emicrania.
Sugli effetti nocivi dell’abitudine di utilizzare zucchero bianco (raffinato chimicamente) si apre tutto un discorso che merita di essere trattato più ampiamente in seguito. Come se non bastasse, ci sono i processi di maturazione artificiale delle banane o dell’ananas, gli additivi del vino, la gasatura delle arance, i diserbanti, i concimi, gli antiparassitari, gli antiossidanti, i coloranti, gli antifermentativi, gli stabilizzanti, i conservanti, gli antimicotici, gli antiputrefattivi… e si potrebbe continuare per ore. Last but not least, nel ventennio tra il 1960 e il 1980 l’importanza dell’allattamento al seno è stata sottovalutata in favore di latte artificiale prodotto chimicamente o di latte vaccino industriale. Questa abitudine ha favorito ulteriormente l’aumento di allergie, difficoltà digestive e altre patologie.

La sensibilità ai veleni varia enormemente da persona a persona, come la naturale capacità del corpo di disintossicarsi. Alcuni riescono a liberarsi delle tossine facilmente, mentre in altri le tossine rimangono nel corpo più a lungo, depositandosi nel cervello e in altri organi. Ecco perché alcune persone sono più intossicate di altre. Inoltre, a prescindere dalla golosità, ogni individuo ha una particolare predilezione per determinati alimenti, che spesso coincide con il bisogno istintivo dell’organismo di assumere proprio i nutrienti che vi sono contenuti. Può anche succedere, che allo stesso alimento cucinato in modo diverso (fritto o bollito o in padella), o mangiato in un momento della giornata piuttosto che in un altro, l’organismo reagisca diversamente. Per questo è indispensabile imparare a riconoscere i segnali che il nostro corpo ci invia, e che sono diversi per ognuno di noi, e osservare continuamente le nostre reazioni a determinati comportamenti per assecondare solo quelle che ci fanno sentire bene. Non ha senso dettare regole universali che valgano per chiunque, demonizzando un particolare alimento o sconsigliando un metodo di cottura rispetto a un altro; quello che vale per te adesso, potrebbe non essere più adatto domani o per chi ti sta intorno. L’unico principio che sembra valere per tutti sembra essere non esagerare con le quantità.

Esiste anche poi la cosiddetta “energia” degli alimenti. Questo è uno dei concetti da comprendere, difficile da accettare a causa della nostra educazione pragmatica. Ogni organismo vivente possiede un’energia vitale, e nutrendoci di esso noi assumiamo per prima cosa questa energia, e solo secondariamente proteine, vitamine, grassi, e tutto il resto. Viene di conseguenza che mangiare ad esempio la carne di un pollo che ha sofferto per tutta la vita chiuso in una gabbia dove a stento poteva girarsi, col becco amputato e costretto a nutrirsi di farine animali e ormoni, significa mangiare un organismo praticamente privo di energia vitale, imbevuto di tristezza, rabbia, impotenza, e tutto ciò che un povero quasi-volatile può provare in quelle condizioni. Questo ovviamente se vogliamo trascurare il fatto prettamente fisico che quando mangeremo il suddetto assumeremo invariabilmente tutti i medicinali e gli ormoni che il suo organismo non ha avuto la possibilità di eliminare. I vegetariani risolvono questo problema radicalmente evitando di mangiare animali e spesso qualsiasi loro derivato. Rispetto profondamente questa scelta, ma per quanto mi riguarda per adesso sento il bisogno di mangiare carne.
Ad ogni modo voglio almeno che gli animali che sono stati sacrificati per me abbiano trascorso una vita degna di essere vissuta. Questo è il motivo per cui quando parlerò di carne mi riferirò sempre ad animali che abbiano avuto una vita felice e abbiano mangiato il cibo per il quale sono nati. Vale a dire carne proveniente da allevamenti biologici certificati, meglio ancora se con il metodo demeter. Quando parlerò di frutta e verdura sottointenderò frutta e verdura di stagione, coltivata nel rispetto dell’ambiente e senza impiego di pesticidi, conservanti, insetticidi chimici e altro. Ovviamente darò chiare e diffuse indicazioni di dove trovare questo tipo di alimenti, di come sceglierli, e anche qualche tabella per confrontare i prezzi dei prodotti biologici con quelli “normali”, che probabilmente vi riserverà qualche sorpresa.

Insomma, esiste un modo parallelo di nutrirsi. Il contro è che questo modo implica il fatto di doversi inizialmente
complicare significativamente la vita cambiando gran parte delle proprie abitudini. È per questo che per primissima cosa voglio avvertire chi leggerà queste righe che questa rubrica non è assolutamente adatta alle persone che amano le cose semplici e veloci, come ad esempio i fagioli precotti in scatola, la pasta surgelata da saltare in padella pronta in tre minuti, o il supermercato sotto il portone di casa. Purtroppo alimentarsi nel modo giusto è piuttosto complicato. Non basta decidere di votarsi al biologico (per quanto il biologico cominci ad essere una realtà estremamente seria in italia), o convertirsi al macrobiotico. Mangiare nel modo giusto è una scelta di vita che inizialmente può essere molto complicata da seguire.
È un impegno continuo a leggere *tutte* le etichette di ogni cosa che si acquista, e dove non esistono etichette, domandare, indagare, scoprire da dove proviene il cibo e come è stato preparato, conservato, trasportato. Ogni volta che si parla di quest’argomento l’obiezione che ci si sente rivolgere è che “con tutti i veleni a cui siamo sottoposti ogni giorno” compreso lo stress, l’aria inquinata, e molto altro, non è possibile sottrarsi a tutti gli attacchi e che quindi è meglio rilassarsi e mettersi l’anima in pace. Ma la cruda realtà è che il corpo umano ha un limite di tossine che può metabolizzare. Superato questo limite, il corpo non riesce più ad eliminarle e comincia ad accumularle nei tessuti adiposi, nelle articolazioni, dovunque riesce a stoccarle. Continuando su questa strada, è inevitabile ammalarsi, sviluppare allergie e reazioni più o meno gravi. Il nostro corpo sta semplicemente cercando di dirci qualcosa.

Vorrei ad ogni modo precisare che non sono un medico, non sono laureata in scienze dell’alimentazione, non ci capisco nulla di medicina. Sono un grafico, un decoratore, un fotografo. Sto parlando solo e unicamente della mia esperienza personale, non di studi accademici, nella speranza e nella convinzione che le cose che ho scoperto possano essere utili anche ad altri come sono state una salvezza per me. Semplicemente un racconto di cosa è successo a me e come ho risolto io le cose.

Quello che ho cercato di fare io è stato tentare di mantenere il mio livello di tossine più basso possibile. Il plus inaspettato – e immediato – è stato sentirmi finalmente bene, veramente bene, dopo anni, da subito. Vale a dire non sentirmi gonfia e confusa dopo mangiato, in difficoltà, come se ogni volta avessi assunto piccole dosi di veleno invece che cibo. Non penso di prolungare la mia vita mangiando in questo modo, ma solo di vivere molto meglio nell’immediato presente.

Decidete oggi di nutrirvi in modo consapevole per due settimane. Imponetevi di essere costanti.
Alla fine di queste due settimane saprete quello che intendevo dire.

[testi di IZN ]

Commenti


  1. Aspetta un poco quello che dici mi interessa veramente ora stampo, leggo e poi cerco di eseguire anch’io

    Commento by CoCò

  2. molto interessante, io parecchie cose le ho scoperte ed imparate ad un corso di macrbiotica ch feci anni fa e da allora l’alga nella mia vita non è mai mancata.

    Commento by fiordisale

  3. nteressante e soprattutto costruttivo,
    è vero non sei un medico ma io, che lo sono, predico le stesse cose.
    non ho molta fiducia nei bio “industrializzati” quanto nei piccoli produttori di zona, anch’essi controllati.
    attualmente mi rifurnisco in un orto familiare con il concetto che…se danno da mangiare ai loro bambini i prodotti di quell’orto non dovrebbe essere appestato.
    forse sbaglio, anzi sicuramente e allora aspetto il seguito.

    Commento by enza

  4. Un saluto affettuosissimo
    Ciaooooooooo

    Commento by lenny

  5. Seguirò con molto interesse questa tua rubrica. Da un po’ di tempo, oltre che il piacere di cucinare, sto cercando di stare attenta a ciò che mangio. Non sempre mi riesce ma almeno ci provo.
    Attendo con ansia le prossime puntate.
    Ciao e buona domenica

    Commento by Whitewillow

  6. Ciao Francesca è un pò che non venivo a far visita al tuo blog, ti chiedo scusa!!!!!
    Interessante ed è vero ciò che dici, anch’io spesso alzandomi da tavola provo la stessa sensazione….Quando vivrò con il mio futuro marito, che lui è un maniaco del cibo sano e non preconfezionato, credo che cominceremo seriamnete a star più attenti a ciò che mangeremo e soprattutto credo che cercheremo di educare i nostri futuri figli in questa direzione, intanto ti seguo in questo tuo percorso, perchè io non ci capisco molto, per cui visto che dai utili informazioni per alimnetarci in maniera decente leggerò con molto interesse ciò che scriverai.
    Buona domenica cara!!!

    Commento by mary

  7. E’ vero… hai ragione su tanti punti.. noi da questa primavera abbiamo deciso di farci un piccolo orticello… per il resto sicuramente + consapevolezza negli acquisti non può che fare bene..
    Seguiremo attenti la tua rubrica
    Baci Fico&Uva

    Commento by Fico&Uva

  8. Chiedo scusa per l’intrusione, io sono una lettrice silenziosa. Leggendo questo post mi ha colpita una frase fra tante: “abitudine di utilizzare zucchero bianco (raffinato chimicamente)”. Ora, io sono un chimico e a noi chimici insegnano che lo zucchero viene prodotto per cristallizzazione e centrifugazione. Dov’è il problema?
    Sul glutammato ti consiglierei un articolo molto interessante, intitolato “pomodori umami al glutammato“.
    Per quanto riguarda la lettura delle etichette (anche se a causa di una legislazione permissiva non tutto è sempre dichiarato in modo cristallino), la rinuncia al prodotto pronto e l’attenzione al biologico mi trovi completamente d’accordo (ma bisogna fare una grande attenzione, perché non è tutto bio ciò che viene spacciato per tale).

    Commento by isadora

  9. Brava, gran bell’articolo, e molto vero, aggiungerei se posso solo un’attenzione magari a quei cibi ai quali siamo particolarmente attratti, sovente sono proprio loro parte della causa dei nostri problemi. Mi riferisco per esempio a quelli che non possono fare a meno di mangiare latticini, ma che in realtà sono intolleranti proprio a quelli, idem per la voglia di quanche cosa di dolce o di pizza, sovente nascondono specifiche intolleranze agli zuccheri semplici. Propio nel caso degli zuccheri si tratta di un problema legato all’insulina, si mangia zucchero e la glicemia sale, subentra l’insulina per abbattere questa punta glicemica e andiamo in carenza quindi ricerchiamo nuovamente zuccheri, e si innesca un circolo vizioso, e dannoso per il nostro pancreas. Questo non vuol dire che si deve eliminare in modo totale tali ingredienti, ma magari inserirli nell’alimentazione a rotazione solo ogni 3-4 giorni per permettere al corpo di disintossicarsi tra una volta e l’altra. Comunque concordo con te sul fatto che occorre cercare molto seriamente la qualità senza fidarsi della pubblicità e delle marche ma leggendo accuratamente le etichette, e pretendendo che quello che compriamo sia all’altezza delle nostre aspettative. Per finire viva gli animali allevati come si deve e che fanno una vita decorosa, e abbasso gli allevamenti in batteria.

    Commento by Marinella

  10. Bello,mi piace molto! Brave…
    Cerco ogni giorno di comprare e consumare alimenti sani..chi ha la fortuna come enza,o anche l’amica Gloricetta o chi tra di voi ha la possibilità di un orto (vero) in cui cogliere frutta e verdura di stagione… che invidia! Io mi devo accontentare del mercatino di zona.. e non sempre son certa che sia il contadino a vendere..ma che ci posso fare?
    Buona settimana

    Commento by Sandra

  11. molto, ma molto, ma mOOLto interessante.
    Purtroppo la costanza, coi ritmi ai quali siamo sottoposti, è davvero di difficile gestione, ma credo fermamente che si possa limitare di molto l’assunzione di “sostanze nocive”… che dire? Speriamo che di negozi-spacci-aziende agricole dove si possono trovare le materie prime, ce ne siano anche non distante da dove abito!
    😉

    Commento by Michela

  12. dico solo: DA APPLAUSO!
    resto in fedele ascolto, da eterna testarda e leggitrice di etichette e maniaca del sano, del buono e del consapevole 🙂

    Commento by salsadisapa

  13. anche io come voi sono molto interessata all’argomento, seguiremo insieme i consigli utili di IZN.

    marinella: molto interessante ciò che aggiungi all’argomento. A me capita proprio così, di cercare i cibi che dovrei invece allontanare, come i lattini e gli zuccheri.

    michela: stessa speranza, ma credo che una maggiore attenzione magari ci farà trovare cose che magari non avevamo ben notato.

    salsadisapa: bene 😉

    Commento by FrancescaV

  14. Ora più che mai mi interessa ;-))
    Un abbraccione e grazie!!!

    Commento by Lory

  15. Io sono cresciuta con i prodotti che mio nonno che purtroppo ora non c’è più, coltivava con le sue mani, pomodori, insalata, tutti i tipi di verdura e di frutta, nocciole e noci che così buone non ne ho più mangiate!!
    Credetemi, io quei sapori non li ho più ritrovati!

    Commento by dolceviola

  16. Salve a tutti, mille grazie per il vostro interessamento a questa rubrica, spero che riuscirò ad essere all’altezza delle vostre aspettative; credo comunque che avrò anche molto da imparare da tutti, e io *adoro* imparare cose nuove 🙂
    Per prima cosa vorrei rispondere alla domanda di isadora sullo zucchero.
    La rimando ad un link molto imteressante, ma annoto comunque qui un piccolo estratto:

    Come viene prodotto? Nel suo libro “La danza col Diavolo”, G. Schwab lo descrive così: il succo zuccherino proveniente dalla prima fase della lavorazione della barbabietola o della canna da zucchero, viene sottoposto a complesse trasformazioni industriali: prima viene sottoposto a depurazione con latte di calce che provoca la perdita e la distruzione di sostanze organiche, proteine, enzimi e sali di calcio; poi, per eliminare la calce che è rimasta in eccesso, il succo zuccherino viene trattato con anidride carbonica. Il prodotto quindi subisce ancora un trattamento con il velenosissimo acido solforoso per eliminare il colore scuro,successivamente viene sottoposto a cottura, raffreddamento, cristallizzazione e centrifugazione.
    Si arriva così allo zucchero grezzo. Da qui si passa alla seconda fase di lavorazione: lo zucchero viene filtrato e decolorato con carbone animale e poi, per eliminare gli ultimi riflessi giallognoli, viene colorato con il colorante blu oltremare o con il blu idantrene (proveniente dal catrame e quindi cancerogeno). Il prodotto finale è una bianca sostanza cristallina che non ha più nulla a che fare con il ricco succo zuccherino di partenza e viene venduta al pubblico per zuccherare (avvelenare) gran parte di ciò che mangiamo.

    da http://www.alberosacro.org/lo-zucchero-bianco.htm

    Nel resto dell’articolo sono spiegate un sacco di cose interessanti sui vari tipi di zucchero; per quanto mi riguarda io non amo molto il sapore dei vari malti o degli zuccheri totalmente grezzi perché mi cambiano il sapore delle bevande e dei dolci. Ho trovato un ottimo compromesso con uno zucchero grezzo della ecor che compro da naturasì (ma ce l’hanno anche altri negozi bio a roma). Purtroppo io sono una golosa e adoro i dolci. Ne limito molto la quantità ma quel poco che mangio deve essere fantastico 🙂 comunque ne parlerò meglio quando posterò qualcosa di dolce.

    Commento by izn

  17. Scusate, una precisazione: attenzione al cibo comprato dal contadino, non è detto che sia biologico o migliore di quello del supermercato.
    Dipende tutto dal contadino, molti preferiscono coltivare i loro prodotti in modo più semplice, cioè non lesinano sui pesticidi e altro. Quest’estate mi trovavo in Sardegna e con alcuni amici siamo capitati a casa di un tipo del posto che vendeva formaggi e salumi; alla mia domanda “che tipo di caglio usa per i formaggi?” lui ha detto “quello chimico, ovviamente. Il caglio naturale non lo usa più nessuno”
    Fermo restando che ho il massimo rispetto (e invidia somma) per il nonno di dolceviola.

    Commento by izn

  18. È da ormai quattro anni che cerco di alimentarmi in maniera consapevole: non è certo semplice per chi ha ritmi frenetici, ma non è impossibile. In cambio il piacere di cucinare partendo da ingredienti semplici e non trattati industrialmente, e il fatto di non soffrire più di alcuni piccoli malanni ripagano ampiamente il tempo necessario a questo tipo di scelta. Poi io ho optato per il vegetarianesimo, soprattutto per questioni etiche, ma questa è un’altra storia 😉

    Commento by Yari

  19. Molto interessante quanto scrivi….mi ha colpito soprattitto la parte finale in cui dici che dopo aver mangiato i sentivi gonfia e come se avessi assunto delle piccole dosi di veleno….mi ci rispecchio proprio, nonostante io possa definirmi attenta a ciò che mangio….ma probabilmente quello che già faccio non basta!

    Commento by Roxy

  20. Francy è quello che faccio da molto tempo, mia madre (le poche volte che la vedo) mi daà della “fissata”, ma cerco sempre di mangiare sano, leggo le etichette, faccio lo sforzo di comprare la carne dove so da quali allevamenti proviene, mio marito da 2 anni a questa parte ha tolto il giardino e messo l’orticello, il sapore, il colore, l’odore delle verdure non trattate non ha confronto con quelle comprate, basta avere un po’ di pazienza e meno pigrizia, con poca attenzione diventa un’abitudine, questo non vuol dire diventare maniaci del cibo consapevole, ben venga una “sana” cena da mc donald’s per una volta, ma se nel quotidiano si fa attenzione i benefici sono talmente immediati e visibili e il fegato lavora meglio, il corpo è più sveglio, leggero che alla fine non è un grosso sacrificio! Brava Francy bellissimo post!

    Commento by raissa79

  21. Be’, che dire, anni di chimica buttati via 😉 non credere a tutto ciò che leggi (neanche alle etichette). Lo zucchero viene prodotto per estrazione con acqua e successiva ricristallizzazione (un po’ come il sale); ho in mano una pubblicazione degli zuccherifici tedeschi (vivo in Germania) che descrive accuratamente il processo. E anche se fosse come dice tal sig. Schwab (e non lo è) quello che ne esce alla fine è saccarosio cristallino puro (quella del colorante è davvero fantastica, quasi come quella del carbone animale). Certo che non va mangiato a chili, ma chi lo demonizza è solo vittima della propaganda dell’industria dei dolcificanti (e quelli sì che andrebbero proibiti, come tutti i prodotti cosiddetti “light” e la margarina). Ripeto, fai benissimo ad avere cura degli ingredienti che scegli e su questo mi trovi completamente d’accordo, ma su alcuni temi dovresti cercare fonti più attendibili (e non intendo me stessa).

    Commento by isadora

  22. > “che tipo di caglio usa per i formaggi?”
    > lui ha detto “quello chimico, ovviamente.
    > Il caglio naturale non lo usa più nessuno”

    “Ovviamente” la realtà non è così ovvia, fortunatamente! 🙂
    Non è vero che il caglio naturale non lo usa più nessuno, non è vero per niente!
    Adatto per i vegetariani ma soprattutto per diversificare glorificare la produzione di formaggi particolari vengono usati anche caglio di cardo e carciofo… tze, “non lo usa più nessuno”! tze 😉

    Commento by Andrea Sofia

  23. molto belle le vostre testimonianze di ciò che fate per il vostro benessere legato agli alimenti, grazie!

    isadora: ti ringrazio molto per aver espersso il tuo punto di vista, utile a tutti per fare le proprio valutazioni. Io non entro nel dettaglio chimico che non conosco, posso solo aggiungere che quando mangio gli zuccheri (e ahimè ne mangio tanti) mi capita un down successivo molto forte, che mi causa mal di testa e spossatezza. E mi induce a mangiarne ancora 🙁

    Commento by FrancescaV

  24. Per isadora: come detto, io mi baso su ciò che leggo e sulla mia esperienza personale. Questa rubrica si basa esclusivamente sull’empirico, non sulla scienza 🙂 Grazie comunque per la tua testimonianza, pareri diversi sono sempre illuminanti e ben accetti.
    Ad ogni modo io cerco sempre di mangiare cibi che siano meno trattati possibile, per cui preferisco un tipo di zucchero che abbia subito meno passaggi. Anche perché non ha molto senso a mio parere dover mangiare una cosa “sbiancata”. Lo zucchero grezzo vero ha un colore bellissimo!!! E il profumo? Provare per credere. Aprite una busta di zucchero grezzo “serio” e annusate. Annusate tutto ciò che mangiate, è bellissimo e importante.

    Commento by izn

  25. oramai da tre anni cerchiamo di mangaire in modo consapevole e la risposta più semplice ed immediata è stata quella di autoprodurre il più possibile in casa…un po’ per aver e più controllo, un po’ per risparmiare e un po’ perchè mi è più facile verificare la qualità delle materie prime che del prodotto finito…vi seguirò con piacere! a presto Lo

    Commento by Lo

  26. Un’ introduzione appassionata e appassionante. Se gia`il tema trattato suscitava il mio interesse non posso fare a meno di apprezzare il calore profondo con cui ne parli. Banalmente non avevo mai preso in considerazione che certe intolleranze dipendessero dalle schifezze che mettono in una cosa che, almeno nella mia concezione, e` una cosa buona e sana come il latte. O il discorso sul glutammato che mi colpisce da vicino dato che soffro di terribili emicranie. Grazie per queste informazioni preziose.
    A presto.

    Commento by Kja

  27. Mi associo assolutamente i complimenti di tutti.
    Interessantissima alla rubrica.

    Commento by Francesca

  28. In fondo non si tratta di stravolgere da un giorno all’altro la propria vita, ma di fare, lentamente e serenamente, qualche piccolo passo indietro per ritrovarci poi molto più avanti di quanto pensassimo. Poi bisogna entrare nell’ottica che certe scelte richiedono impegno (prima di tutto mentale), e che non può essere considerato un sacrificio dedicare un po’ di tempo alla scelta consapevole di quello che ingeriamo, dato che le conseguenze sono spesso a lunghissimo termine.
    Sono proprio contenta che prossimamente ci sia qui uno spazio fisso dove parlare di queste cose!

    Commento by Elisabetta

  29. Tutto molto interessante, seguiro’ questo spazio. Io ho iniziato la mia intolleranza al latte da quando sono arrivata in Francia, difficilmente mi sono abituata al gusto degli alimenti, differenti distorti secondo le mie abitudini del mio paese d’origine dove tutto veniva raccolto dal giardino dei piccoli coltivatori vicini di casa e portato a tavola, anche se oggi, non é più cosi’ neanche laggiu’.Oggi cerco di comprare con attenzione ma… é molto difficile avere la garanzia di prodotti sani nelle grandi città.Quando rientro nel mio paese in estate anche solo la tazzina di caffé ha n’altro sapore, per non parlare dei profumi del giardino di mio padre, purtroppo é solo per 15 giorni l’anno.Mariluna

    Commento by mariluna

  30. …dai siti di Comida e di Brikebrok sono arrivata fino qui e..sono contenta di leggere queste cose!!mi sono avvicinata da poco alla macrobiotica e ho capito che il discorso dell’inquinamento alimentare a me mi sta a pennello visto che soffro di tanti sintomi e nessuna malattia e gli esami del sangue o altro non hanno mai evidenziato un bel niente lasciandomi sempre sola a gestire i miei malesseri da rendermi spesso inattiva e depressa..voglio cambiare e già da un pò cerco di farlo anche con mio marito e figlio..ma lui è un carnivoro e gli piacciono tutte le cose elaborate e industriali..però le digerisce e a parte il mal di testa(:::)non soffre di disturbi..dello zucchero assassino avevo letto per caso in un libro sfogliato al volo all’iper..comunque una mia amica mi ha proposto di bere l’aloe,lei lo vende come in una multilevel..io non volevo credere ma l’ho accontentata..devo dire che mi sono sentita meglio e mi ha fatto scomparire quasi tutti i miei acciacchi primo fra tutti il fastidioso ronzìo alle orecchie…credo nell’aloe perchè quando non l’ho preso e ho rimangiato anche male sono stata subito assalita dal maledetto ronzìo eccetera…ora lo bevo ogni mattina e a volte anche dopo pranzo o cena ma mi chiedo:sarà una cosa buona oppure no??le multilevel ci guadagnano io però ho testato su me stessa la potenza dell’aloe ed ero molto diffidente con la mia amica,sono anche una che se non vede non crede..ora mi andrò a cercare qualche articolo sull’aloe grazie e scusa..

    Commento by Diana

  31. seguirò con voi questa rubrica con molto interesse anch’io.

    diana: sull’aloe non so dirti molto, io l’ho usata per uso esterno sulla pelle, e devo dire che mi ha aiutato. Sul fischio all’orecchio, ne ha sofferto anche mio marito, e si è pensato fosse dovuto al colesterolo alto. Con un periodo di dieta il fastidio se ne è andato.

    Commento by FrancescaV

  32. cara francesca io sono diabetica di tipo 2. Come posso sostituire l’aspartame?

    GRAZIE. Il tuo articolo è interessante,approfondito,”genuino

    Commento by maria cristina

  33. ottime cose, da trasmettere ai figli e ai propri cari, da vivere ogni giorno

    Commento by simona

  34. Fantastica idea!!!!!!

    Commento by Arame

  35. vorrei rispondere a Maria Cristina, non ho risposto prima perché era una domanda decisamente troppo impegnativa per un semplice grafico-decoratore 🙁
    Oggi però leggendo il numero 21 della rivista “valore alimentare” ho trovato una risposta ad una lettera che forse potrebbe essere interessante per lei, la trascrivo:
    “Il malto d’orzo fa bene ai diabetici? Maria”
    Risponde Matteo Giannattasio
    “Trattandosi di una miscela di zuccheri in cui predominano quelli semplici (maltosio e glucosio) deve essere consumato con parsimonia come è regola per tutti gli zuccheri che sono rapidamente assorbiti. Comunque, essendo un prodotto del tutto naturale, è da preferire agli sciroppi di glucosio che sono ottenuti da amidi di provenienza diversa (mais innanzitutto) che, per essere scissi in zuccheri semplici, vengono trattati industrialmente con enzimi estratti da microrganismi”
    Forse qualche altra informazione interessante su questo argomento potresti trovarla su http://www.valorealimentare.it mi sembra che si possano scaricare i pdf di tutte le riveste precedenti.
    Ad ogni modo, se troverò altre informazioni su questo argomento te le posterò sicuramente.

    Commento by izn

  36. Interessante davvero…condivido a pieno!!!! seguirò questa rubrica. continua così…

    Commento by Polinnia

  37. da un po di tempo ho le unghie che non crescono e tendono a staccarsi senza cadere.potrei tagliarle sino ad arrivare quasi all’attacatur senza sentire nulla.premetto che sono sottopeso gia da tempo e mi e difficile aumentare anche perhe faccio molto sport per cercare di evitare l’osteoporosi.alimentazione basata su verdura,mozzarelle,frutta secca,pesce e frutta,aiuto aiuto……..ah dimenticavo ho 50 anni tondi tondi

    Commento by giovanna

  38. ciao giovanna, questo non penso sia il posto adatto per chiedere aiuto. Ti consiglio di rivolgerti al tuo medico di famiglia, sono sicura che lui saprà indicarti la strada da seguire per guarire. Auguri!

    Commento by FrancescaV

Torna in cima | Torna alla home

Scrivi un commento




 

Newsletter

FrancescaV.com è il mio diario di ricette che puoi cucinare facilmente in casa. Per averle direttamente nella tua email iscriviti alla newsletter. Benvenuto!

Il TrovaRicette

Pochi ingredienti nel frigo e nessuna idea su come usarli?

Inserisci uno, due o tre ingredienti nel box a fianco e trova la ricetta che fa per te!

 
 
 
 
 
 

Ricette di Natale, clicca!

Ricette di Natale

 

Ricette di Natale Antipasti

 
  • Ricette di Natale Primi piatti

     

    Ricette di Natale Secondi piatti

     

    Ricette di Natale Contorni

     

    Ricette di Natale Dolci 1

     

    Ricette di Natale Dolci 2