Qual è il futuro delle riviste gastronomiche?

Letto 7884 volte.

Ho appena letto su Repubblica questa notizia sconcertante: con il numero di novembre chiude la prestigiosa rivista Gourmet. La causa della chiusura è il crollo del mercato pubblicitario su carta stampata. E’ stato aperto un blog che racconta con le immagini gli ultimi giorni nella redazione di uno dei più prestigiosi magazine del settore culinario ed enogastronomico: scatoloni accanto a scrivanie da svuotare, corridoi deserti, giornalisti che si attardano alla loro scrivania che dovranno presto lasciare, con dipinte sul volto espressioni vaghe verso un futuro ignoto e dalle prospettive incerte.

Eh sì, perchè un fatto del genere apre a molte considerazioni. Si parla da tempo, in America e in Europa, Italia inclusa, della situazione economica precaria in cui versa la carta stampata, dai quotidiani,  ai settimanali alle riviste mensile di settore, come per l’appunto è Gourmet, fino a ieri leader nel settore gastonomico.

I colossi pubblicitari stanno sempre più disinvestendo il loro denaro dalla carta stampata, (che almeno in Italia si regge praticamente solo sui contributi statali) verso Internet: motori di ricerca, forum, siti web, blog, portali, social network. In realtà anche in questo settore gli investimenti non sono altissimi, ma sono sicuramente più mirati: investire sulla pubblicità web è un modo molto più concreto di raggiungere il pubblico che realmente è interessato a certi prodotti, un po’ la filosofia del ‘poco ma buono’ (che poi poco non è per nulla).

Prova ne è il graduale interesse di marchi molto conosciuti nel settore alimentare che nella loro azione di marketing virale stanno coinvolgendo sempre più blogger e non, alla ricerca di arrivare più direttamente al loro pubblico, in modo più chiaro e trasparente.

L’obiezione che subito sorge è questa: anche quando acquisto una rivista di settore trovo solo pubblicità mirata, un nuovo modello di coltelli o l’ennesima rivisitazione di un robot da cucina, (sempre per rimanere sul tema cibo, visto che dalla chiusura di Gourmet siamo partiti).

Come mai allora nello stampato la crisi pubblicitaria sembra irreversibile?

Come dicevo all’inizio, credo che questo sia un ottimo punto di partenza per riflettere e analizzare ciò che accadeva e ciò che sta accadendo ora in ambito marketing enogastronomico.

Le riviste di cucina sono sempre state il punto di riferimento per amatori e amatrice del buon cibo, fino a quando è arrivato il web: prima i forum e poi il fenomeno dei foodblog che è esploso, ha fatto riversare in rete un immenso database di ricette, sempre nuove, consultabili gratuitamente 24h al giorno, con la possibilità anche di poterle commentare in tempo reale. Questo grande bagaglio culinario ha sinceramente lasciato poco spazio ai mensili di settore, a quelli poco curati o poco attenti a rinnovarsi.
In edicola, per essere competitivi, bisognerebbe investire su professionalità, idee, creatività, originalità, preparazione, per dare al lettore un prodotto che valga la pena di essere acquistato, e quindi alla società pubblicitaria di investirci denaro.

E invece volete sapere come stanno andando le cose?
Si è arrivati al paradosso che la carta stampata, purtroppo sempre più spesso, si appropria impunemente di ricette e fotografie di foodblogger e affini, pubblicandole come sue senza citare da dove vengano, in edicola o sui loro sito web (questo fenomeno purtroppo di sta diffondendo anche in televisione), creando improbabili collage di foto e ricette che non si appartengono vicendevolmente e innescando una guerra tra poveri, che non fa altro che nuocere loro rendendoli ancora più fragili e vulnerabili. Questo barbatrucco per risparmiare pochi euro lì farà uscire dalla crisi? No, penso proprio di no, anzi ne sono certa. Una fine come quella di Gourmet non si evita in questo modo.

Quali sono allora i probabili scenari per il futuro?

Provo a lanciare delle ipotesi, aggiungete le vostre a questo che credo rimarrà per molto un dibattito aperto, allo studio mi auguro di tavole rotonde di manager del marketing e della comunicazione.

La specializzazione, in un periodo di crisi, è il modo che permette di farsi notare e di rimanere a galla: offrire un prodotto unico di qualità. Una rete televisiva, una trasmissione tv, una rivista gastronomica, non può pensare di rimanere sulla cresta dell’onda se invece di avvalersi di professionisti che mettono in campo il loro bagaglio di conoscenze e professionalità per sfornano idee accattivanti tutti i mesi propone un collage di cose scopiazzate indiscriminatamente sul web? Questo insegna il marketing?

Sinceramente poi non riesco a pensare alla mia rivista di cucina preferita, quella ideale (come poi era Gourmet), senza pensare a soddisfare la mia voglia di novità, di curiosità, di estasi, di ammirazione, di voglia di imparare, di riprendere, di riprovare a fare da me, che mi assale ogni volta che sono di fronte a qualcosa che merita veramente di essere conosciuta. Non credo che nei tempi odierni si può solo sperare di avere un minimo di riscontro di pubblico se non si risponde a molte di queste aspettative che ho descritto. Come altrimenti emergere sulla tanta risposta che si trova già sul web a disposizione di tutti, molto spesso fatta meglio di tante altre cose che si vedono in giro?

Nell’epoca del web 2.0, mi sembra arrivato il momento della stampa 2.0, dove  non si potrà prescindere dal proporre contenuti di qualità accompagnati ad un nuovo modo di aprirsi alla condivisione, all’interattività con il pubblico, al coinvolgimento di chi desidera partecipare, dire la sua o esserci in ogni caso.

E’ ora di una rivista di cucina fatta veramente per noi, che ne dite?

Tags: ,

Commenti


  1. Io credo che la carta stampata sia semplicemente vittima di sè stessa.
    Molti giornalisti hanno guardato per anni al web con sospetto, ostacolando in ogni modo il proliferarsi di realtà editoriali online, per poi appropriarsi dei loro contenuti, spesso e volentieri, anche in modo molto sciocco.

    Persino nei quotidiani a tiratura nazionale o nei TG, mi capita di leggere notizie vecchie, che magari su internet circolano da mesi.
    Per non parlare delle copiature, dei testi presi e spacciati per propri, delle foto rubate…

    Secondo me la questione non è gratis/non-gratis.
    Perchè pochi euro per una rivista li si spende volentieri.
    Secondo me la questione è acquistare un prodotto già ‘scaduto’ editorialmente parlando, e senza avere nemmeno la certezza di chi sia la paternità vera dello stesso.

    Tutti noi blogger potremmo venir schiacciati, così, da un giorno all’altro, da realtà editoriali forti, presenti anche sul web in molti campi.
    Ma quello che noi offriamo e loro non sono in grado di fare, è creare comunità.
    Loro producono contenuti. Noi produciamo interazione.

    Commento by Mammafelice

  2. Ho letto.
    Hai ragione, su internet ormai si trova di tutto e di più. Però io non smetto assolutamente di acquistare le mie riviste di cucina. Da sempre!
    Ho montagne di riviste e libri di gastronomia da non sapere più dove metterli.
    Perfino la soffitta di mia sorella straripa dei miei giornali.
    E mai smetterò.
    E’ come per le foto: tutto digitale, ma quanto bello era quando si guardavano le foto nelle bustine porta foto….
    Internet c’è, la tecnologia va avanti, il traffico aumenta e sulle nostre montagne nascono giganteschi viadotti non belli da vedere, ma tanto comodi da percorrere..
    Bisogna stare al passo con i tempi, ovviamente senza soffiare la sedia a nessuno.
    C’è posto per tutti se si lavora bene e si è seri.
    Se ci si mette la passione.
    E non solo passione per il proprio lavoro, ma anche per chi lo riceve.

    Stampa 2.0 l’evoluzione della carta stampata!
    Sono assolutamente daccordo!

    Commento by la gioi

  3. mammafelice: sono d’accordo con te, la carta stampata si è rinchiusa in se stessa, ed ha così decretato la sua fine non aprendosi al nuovo.
    Non penso sia a priori una questione di gratis/non gratis, è proprio una questione di contenuti come ho spiegato. Questo per me fa la differenza quando vado in edicola, e buttare qualche euro per una rivista che non ne vale nemmeno un centesimo, proprio mi prende male. Allora gratis e non gratis fa la differenza.
    Sì noi facciamo interazione, e la facciamo proprio per il valore dei nostri contenuti.

    lagioi: ma pure io compro riviste e libri di cucina come te, non potrei fare a meno di sfogliare una bella rivista guardandola incantata o immergermi nella lettura di nuovi libri di cucina, che come dice Carlo me li leggo come romanzi 🙂 Non vorrò anch’io mai rinunciare a questo piacere. E’ proprio per questo che ho scritto questo articolo, spaventata dalla chiusura di Gourmet, una favola di rivista, e perchè rivoglio in edicola le Riviste di cucina con la R maiuscola, e i Libri di cucina con la L maiuscola 🙂
    Essì Gioi, è arrivata proprio l’epoca della stampa 2.0 🙂

    Commento by FrancescaV

  4. Il fascino della carta stampata è insostituibile, ma a patto che offra contenuti interessanti, rimarchevoli e che consentano un arricchimento.
    Quando così non è, la crisi è inevitabile ed il tracollo ne è l’ultimo atto.
    La chiusura di Gourmet è una triste notizia per noi lettori e dobbiamo auspicare che si faccia avanti una scelta di qualità nel rispetto della professionalità e delle potenzialità di chi lavora nell’editoria e di chi fruisce del prodotto finale!

    Commento by lenny

  5. Anche io ho visto riviste che trovavo fantastiche, serie, interessantissime chiudere. E questo mi ha molto rammaricato. Il problema purtroppo (secondo me) non stava tanto nei loro contenuti, ma nella superficialità della maggior parte delle persone che non mostrano interesse per un settore che comunque rimane molto di nicchia, ma che così non dovrebbe essere, visto che l’alimentazione riguarda tutti molto da vicino. Forse, siamo un paese che veste meglio di quello che mangia. E questa credo sia la realtà. La cosa più triste però è che molte riviste di settore, invece di lottare e far crescere, si piegano e diventano quello che la gente vorrebbe da loro. Con relativo appiattimento generale. Ovviamente spero di sbagliarmi. Ma la professionalità non sempre viene capita (e la tv lo dimostra), o forse non interessa .. si preferisce lo show o il gran polverone. E così sopravvive chi urla e sgomita di più !! Ma ripeto : spero di sbagliarmi ovviamente !! Ed io continuo a comprare riviste e libri, che trovo impagabili ed insostituibili !!


  6. Molto interessante questo post Francesca.
    Faccio due considerazioni: pur essendo cosciente che in rete si trovano molte e molte più informazioni, ricette, curiosità e stimoli rispetto alla carta stampata, io da innamorata del “prodotto” libro o giornale continuo a comprare entrambe le cose, forse illudendomi di trovare (come raramente accade) contenuti di qualità, ma restando puntualmente delusa da scopiazzature, inesattezze, ecc. Solo per fare un esempio, sfogliavo l’altro giorno un bellissimo libro sul pane (a livello di grafica e foto molto ben fatto, tradotto in italiano dall’edizione francese). Non so per quale motivo, nelle premesse ed in tutte le ricette del libro si sosteneva che la migliore farina per fare il pane è la 00 (probabilmente una traduzione errata dal francese, forse là classificano diversamente le farine). Fatto sta che se io non sapessi nulla di panificazione e investissi 30 (30!) euro in un libro sul pane, mi ritroverei con una sola colossale. Cosa che invece non accade se vado sul blog di Adriano (profumo di lievito), leggo ed imparo con spesa pari a 0!
    Tutto questo papiro per sostenere il fatto che da noi il libro o giornale di cucina è considerato alla stregua di un romanzetto rosa, un bel prodottino seriale da vendere e stop, non importa chi e come lo si fa. In Francia, tanto per restare in tema, in qualsiasi libreria (a volte anche dal giornalaio!) posso acquistare il larousse des dessert di Pierre Hermé… sottolineo Pierre Hermé: miriadi di ricette precisissime ed infallibili, al costo di 35 euro. Ma vuoi mettere il paragone?

    Seconda cosa, se i professoroni di marketing e direttori delle riviste smettessero di fare la guerra ai blog, ma iniziassero a collaborare con i blogger, addirittura coinvolgendoli come redattori od in modi analoghi, sai quanto contenuti interessanti e di qualità salterebbero fuori? Sono convinta che tutta la passione che riversiamo nelle nostre cucine e nei nostri post potrebbero dare in un lampo una spinta di novità alla carta stampata… praticamente non una rivista fatta per noi, ma quasi DA noi. Forse io sogno troppo, vabbè, però secondo me sarebbe l’unico modo per uscire dalla crisi della carta stampata.

    Commento by annies

  7. Ancora una volta, cara Francesca, proponi un tema interessante. Premetto che non ho riposte e dal momento che il mio interesse per la cucina e’ cominciato quando gia’ ero negli USA, non conosco le riviste italiane del settore. Ho letto un paio di articoli sulla chiusura di Gourmet e non ne so abbastanza per poter offrire un’opinione esperta. Posso solo portare le mia esperienza. Sono stata abbonata a Gourmet per un anno e poi ho cancellato l’abbonamento. Una cosa che mi dava fastidio era la quantita’ enorme di pubblicita’. Spesso non sapevo se avessi davanti un articolo o un inserto pubblicitario. E poi mi sono resa conto che la rivista non era adatta alla mia personalita’ e al mio modo di cucinare. Questa certamente non e’ una critica a Gourmet, ma semplicemente una constatazione. E cosi’ ho divorziato. Sia tu che le persone che hanno commentato prima di me, sollevate questioni importanti e credo che varrebbe la pena compiere un’indagine per capire come sono cambiate le esigenze del pubblico rispetto anche a solo pochi anni fa. Sono d’accordo con te quando dici che e’ giunto il momento per un tipo diverso di rivista, certamente una piu’ collaborativa, e, penso io, sensibile alle problematiche odierne che riguardano la produzione e il consumo di cibo, aperta alle novita’, alle tradizioni sia locali che del resto del mondo.

    Commento by Simona

  8. lenny: ce lo auspichaimo tutti, vediamo come evolverà il futuro della carta stampata nei prossimi mesi.

    forchettina: sai, io non credo che il settore enogastronomico sia ancora un settore di nicchia, è proprio un settore invece che ha sempre tenuto e negli ultimi anni ha subito un’esplosione inimmaginabile, proprio aiutato dallla diffusione di froum e blog in rete. Fatto lo provo l’enorme mole di pubblicazioni che continuano a succedersi: le case editrice non continuerebbero a pubblicare libri di ricette se ci non ci fosse nessuno a comprarli. E’ purtroppo il modus operandi che si è affermato nella società berlusconiana, strillare, sgomitare, farsi vedere, a scapito di prodotti veri, che offrrano la qualità.

    annies: cara annies, condivido le tue considerazioni. Sì, infatti in Francia la farina ha una diversa catalogazione, e vedi come sono attenti nella traduzioni, libri tradotti magari da case editrici molto conosciute. E i prezzi in Italia dei libri di cucina sono altissimi rispetto alla Francia ma a tanti altri paesi (penso all’Australia e al Canada ad es.). Perchè? Maggiore qualità? Da quello che tu scrivi e da quello che si trova in libreria, direi decisamente di no. Sul secondo punto, lo sostengo da anni quello che tu hai scritto. Constato che però la chiusura, paura di aprirsi e l’ammettere che anche sul fronte web si fanno dei lavori di gran livello, spesso molto meglio di quelli dello stampato, è una questione di merito che purtroppo l’Italia sembra non conoscere.

    simona: grazie Simona di offrire la tua esperienza su Gourmet. Quando accade quello che descrivi, valanga di pubblicità in una rivista che dovrebbe far parte dell’eccellenza dei contenuti, quello è l’inizio della fine.

    Grazie a tutti per condividere pensieri, idee, riflessioni. Non cerco risposte, ma punti di vista e posizioni da conoscere.
    A questo vorrei aggiungere la notizia di questi giorni che gli 800 milioni di euro stanziati per far arrivare la banda larga al 97% degli italiani sono stati bloccati.

    Un altro modo per ritardare l’agonia della carta stampata come c’è oggi?

    Commento by FrancescaV

  9. Che bel post!
    Il problema è anche che per i più “la cucina” in questo momento è una moda, più che un bisogno.
    Le riviste non lavorano per passione, ma per calcolo ( in effetti, come dice Annies, pubblicità, pubblicità, pubblicità…)
    E se lavori così non vai da nessuna parte.
    E quello che dicono degli uffici marketing è vero!
    Lavorano solo per soffiare la sedia a qualcun altro, non hanno più idee proprie, si scopiazzano l’un l’altro e con che risultato? Lo vediamo!
    Però credo che siamo ancora lontani dal pensiero che chiedano a noi, che per passione facciamo le cose, una collaborazione.
    Hai mai visto un qualsiasi manuale redatto da un tecnico, da un addetto ai lavori?
    Mai!
    Li compilano, sempre senza chiedere a chi veramente fa il lavoro, persone sedute dietro una scrivania, che di lavoro non ne sanno nulla.

    Commento by la gioi

  10. La chiusura di Gourmet ed il proliferare di libri e riviste che cercano solo il mercato facile sono due facce di una medaglia.
    E’ vero, come osservano la gioi o Annies, che l’editoria italiana sforna un sacco di prodotti di qualità bassa e di valore intrinseco nullo, ma con molto marketing legato magari alle trasmissioni televisive, o alle mode del momento. Non sapevo di quel libro del pane, ma dire che la migliore farina per la panificazione è la 00, in un intero libro, è un’assurdità tale che la casa editrice dovrebbe chiudere, o fare una riedizione corretta. Invece no, andiamo verso il basso, con pochissime eccezioni.
    Ho comprato i primi due numeri della rivista di cucina allegata al Corriere (mensile): stupita piacevolmente dallo stile e dalle belle fotografie (e anche da alcuni articoli sui prodotti locali, interessanti), la tengo sotto controllo per quanto riguarda le ricette, alcune magari banali, altre interessanti. Spero sia una buona promessa.
    Ilproblema del plagio da parte di siti e di autori noti è una prova di quanto in Italia si pensi che il settore gastronomico relativo alla cunica ed alle ricette non meriti una cura eccessiva, un redattore mette “torta alle noci” su Googles images e voilà una carrellata di immagini tra cui scegliere: chi le avrà scattate in origine? A quale ricetta erano allegate? Sembra non importare.
    Un abbraccio 🙂

    Commento by Elvira

  11. proprio stamattina sono andata in edicola a fare il pieno delle mie riviste preferite, culinarie ma non solo..personalmente adoro la carta stampata, sfogliare le pagine e leggere con calma le ricette. la rivista mi da sensazioni che ancora i blog o internet non riescono a darmi, nonostante io ne possegga uno e ne visiti centinaia… Purtroppo però ho notato anche il proliferare negli ultimi anni di riviste colme di pubblicità o di ricette che come ingredienti hanno delle preparazioni che si acquistano già pronte..il livello si è abbassato notevolmente e ciò rattrista..e invece di rubacchiare a noi foodblogger perchè non propongono delle rubriche dove noi possiamo contribuire??

    Commento by elisa

  12. Cara Fancesca,

    mi ha guidato qui Enza, il topic e’ interessante.

    Mi dispiace per la chiusura di Gourmet. E per tutte le riviste che stanno soffrendo. Il settore e’ nei casini e io mi sento un po’ troppo coinvolta per avere delle idee chiare. Sono una giornalista/scrittrice, e parlo molto di cucina. Ciaoe’, parlavo molto, ma ultimamente il lavoro non c’e’. Fare una rivista costa, una delle mie colonne regolari in una rivista molto prestigiosa e’ stata sostituita da foto comprate da agenzie di piatti gia’ fatti, scelte in redazione, e poi ci hanno appiccicatosopra ricette (non testate) che somigliavano all’immagine. I lettori manco se ne sono accorti, ma tutti noi del settore lo sappiamo…si vede lontano un miglio…una bella torta potrebbe avere qualsiasi ricetta fatta dietro, ma risparmi scrittrice, stilista e fotografo e lavoro di redazione…altre riviste hanno messo corretori di bozze a scrivere e fotografare ricette, altre le comprano a poco prezzo da altre pubblicazioni.

    La qualita’ scende.

    E poi ovviamente quando sento che copiano cose che non dovrebbero mi dispiace, ma sono stata copiata anch’io e inoltre ho visto le mie ricette pubblicate due volte, prima su carta e poi su net, dalle riviste stesse, che pero’ pagano solo una volta, e male.

    E i blog? proprio ieri ho avuto una pensata dopo che ho sentito un’amica bloggista un po’ depressa perche’ non era nel giro giusto. Scrivo anche un blog ma e’ piu’ un miscuglio di cose, non bado a come scrivo, non mi correggo tutti gli errori, non faccio lo styling come farei per una rivista perche’ e’ tutto un po’…casereccio. Non uso un fotografo e non sono una fotografa, non ci guadagno soldi, Ho iniziato il blog anche per raccogliere un po’ di quelle cose mie che erano state pubblicate due volte e non ero stata pagata. Ho pensato, se sono nel web almeno posso raccoglierle! In fondo i diritti sono miei…

    Se i blog stanno diventando migliori delle riviste dico solo che alcune riviste ne hanno aproffittato per tanto tempo di giornalisti e scrittori, ed ora che non possono permettersi di pagare perche’ c’e’ la crisi o chiudono o copiano, o abbassano la loro qualita’.

    avrei tante cose da dire ma…devo preparare il pranzi per i miei…

    un bacione

    Alessandra

    Commento by Alessandra

  13. cara Francesca,
    molto interessante la riflessione, e mi piace trovare in qualche blog devoto al cibo riflessioni di questo tipo, oltre che ricette meravigliose. Nel tuo mi pare si dia spazio già a varie facce della questione gastronomica, il che lo rende completo e seducente anche da un punto di vista dell’informazione complessiva. L’esigenza di una stampa 2.0 è un bel sasso gettato nello stagno al quale aggiungo un altro sassetto: ma perché invece, non pensare a un bel webmagazine partecipato da tante di quelle esperienze che animano con cura e passione, sottoforma di blog, le pagine del 2.0? Ci sono sì i portali legati ai magazine (ad esempio Gourmet, ancora per un po’ sopravviverà nel suo sito) che sviluppano altri contenuti e di esperienza straniera sono alcuni siti food che ci regalano interessanti riflessioni anche di politica del cibo o servizi fantasiosi che declinano il food in molte maniere, anche legati al sociale piuttosto che al costume. Insomma, in Italia non esiste un bel food magazine 2.0…mi pare, perché allora non pensare a qualcosa? Certo l’impresa è grande, però nel web tante cose sono possibili.

    Commento by apranzoconbea

  14. Che belle riflessioni che state lasciando, me le leggo tutte con attenzione e gusto, grazie!

    lagioi: hai espresso benissimo la situazione, completamente d’accordo.

    elvira: se ti va tienila d’occio anche per noi la serie del Corriere, mi farebbe piacere sapere alla fine se il buon riscontro iniziale che hai trovato è stato mantenuto., E sono sicura farà piacere anche a molti altri. La questione che sollevi della facilità di trovare su google ricette e immagini ha un grande vantaggio, per chi è appunto alla ricerca di informazioni che lo soddisfi. Poi purtroppo ci si scorda la Netiquette.

    elisa: anche io come te adoro sfogliare la carta stampata, è proprio per questo che trovare quello che trovo in edicola (parlo dell’Italia) mi mette una profonda tristezza, e insoddisfazione.

    alessandra: grazie moltissimo Alessandra di lasciarci delle riflessioni anche da un’addetta ai lavori come te. Che pensata hai avuto? Se ti va di parlarmene anche privato io ci sono.

    apranzoconbea: ti ringrazio per le considerazioni che hai fatto sul mio lavoro su questo blog. Ma che bel sassetto che hai gettato Bea? Parliamone!

    Commento by FrancescaV

  15. Ciao Francesca,

    nessuna pensata originale credimi…probabilmente e’ stata la riflessione che viene prima o poi a tutti i blog writers…perche’ lo faccio?
    Era in risposta ad una blogger che si e’ sentita un po’….forse non seguita come vorrebbe?
    Ma se leggi l’inglese il link e’ questo alessandrazecchini.blogspot.com/search/label/Blogging

    Come mi sembra che dica Bea il futuro e’ virtuale, la carta stampata esistera’ sempre, ma visto che basa la propria esistenza sulla pubblicita’ e non sul mumero dei lettori (o il proprio contenuto) bisogna svegliarsi tutti ed essere aperti a nuovi orizzonti.

    XX
    A.

    Commento by Alessandra

  16. ho sepolto parte della mia cucina sotto la carta di riviste belle, bellissime, mediocri. poche di esse rimangono belle dopo 12 numeri. si ripetono, si ripropongono come certi piatti pesanti. certo a volte anche per certi blog è così. però se si trova la forza di andare più avanti, si scopre che dietro un blog c’è una donna, moglie, mamma, sorella proprio come te. spesso c’è voglia di condivisione, più spesso c’è voglia di farsi avanti. invece le riviste con gli anni non hanno saputo tendere la mano. non hanno saputo scendere a patti con noi ma solo con lo sponsor e con la necessità di far fatturato e turature. non ha investito sulle persone. ma è di persone e teste e cervelli che abbiamo bisogno. anche per cucinare il nostro piatto quotidiano. io non sono food, non sono sicura di essere blogger, tantomeno fotografa ma se riesco a scambiare un pochino di impressioni e di consigli e di frammenti di quotidiano con una persona che mi piace e se per farlo uso un blog, facebook o un sito di aggregazione…la vedo dura per la carta stampata.

    Commento by silvia

  17. 🙂

    Commento by Alessandra

  18. perché la stampa fallisce? pensa solo al numero di redattori necessari per chiudere un numero e mandarlo in edicola… e poi pensa a come sono strutturati i blog, i siti… solitamente una o due persone… nelle redazioni chissà perché ci vogliono 10 persone per fare quello che online si fa in uno.
    e poi la pubblicità sulla carta stampata costa immensamente di più….

    Commento by ml

  19. mamma mia…e intanto il miolast number giace sul divano con il suo bel roasted turkey in prima pagina. 🙁
    io non so che dire a me fa soltanto tristezza e rabbia.
    appro sfogliate un pò il numero di sale e pepe di dicembre e ditemi quante ricette di blog riconoscete?
    ora: in cucina non si inventa niente, questo è pacifico.
    l’unica cosa che mi fa salatare la mosca al naso è l’imbroglio del copia incolla e le foto di stock.
    sulla qualità delle riviste nostrane non mi pronuncio, secondo me una rivista come sale e pepe ha dalla sua uno styling piuttosto curato e basta.
    riviste storiche come cucina italiana e a atavola sono alla deriva da anni ormai e tutte le volte mi pento di aver speso i soldi.
    sui libri son d’accordo con francesca e le altre, prezzi esorbitanti e spesso traduzioni povere così preferisco comprare in lingua originale se si tratta di pubblicazioni in inglese o francese , al limite sbaglio io a tradurre.

    Commento by enza

  20. idem, anche io come enza preferisco di gran lunga i libri in lingua originale. ma avete presente le librerie come borders la quantità di libri di cucina a tutti i prezzi che propongono? e pensate alla sezione cucina di una feltrinelli o mondadori, i prezzi sono assurdi e i libri sono solo delle traduzioni. quelli italiani sono di una tristezza unica.

    Commento by ml

  21. be’, io ho scoperto i blog di cucina proprio grazie a Sale e Pepe che un annetto fa (mi pare) dedicò uno spazio ai più famosi, con tanto di ricette.
    non so se in italia ci sia la stessa crisi che negli Stati Uniti: vedo in realtà un proliferare di testate e pubblicazioni e enciclopedie a volumi dedicate alla cucina. certo, non posso pronunciarmi sulla qualità, anche perchè mica li compro tutti, ma evidentemente il mercato c’è. La Cucina del Corriere piace molto anche a me, anche se temo che sia tutto materiale d’archivio (cosa che non credo accada con Sale e Pepe e la Cucina Italiana, che io pure trovo in parabola discendente). è bella l’idea della webzine che ha lanciato qualcuno e che mixa le due esigenze, magari a tema di volta in volta diverso…

    Commento by lise.charmel

  22. In effetti il tema è interessante. Non so quali siano le motivazioni della chiusura di Gourmet, magari non sono solo economiche (non ho letto la loro dichiarazione).

    Onestamente, però, non credo che sia legata ai blog e forum, che secondo me sono molto lontani dal poter sostituire le riviste. Forse in qualche settore la pubblicità si può spostare dalla carta alla rete, ma sostituirla è cosa ben diversa.

    Io onestamente cercherei cause diverse, legate alle contingenze economiche complessive di un modello occidentale che in questo momento pare avere qualche difficoltà (che comunque credo si risolverà).

    I blog ed i forum, li lascerei tranquilli.

    Vorrei anche dire, per altro, che per una rivista che copia una ricetta di un blogger, ci sono decine di blogger che copiano le ricette dalle riviste… (e sono blogger anche io, quindi non vorrei sembrare contro la categoria 🙂 )

    Commento by fradefra – cuoco e docente scuola di cucina maisazi

Torna in cima | Torna alla home

Scrivi un commento




 

Newsletter

FrancescaV.com è il mio diario di ricette che puoi cucinare facilmente in casa. Per averle direttamente nella tua email iscriviti alla newsletter. Benvenuto!

Il TrovaRicette

Pochi ingredienti nel frigo e nessuna idea su come usarli?

Inserisci uno, due o tre ingredienti nel box a fianco e trova la ricetta che fa per te!

 
 
 
 
 
 

Ricette di Natale, clicca!

Ricette di Natale

 

Ricette di Natale Antipasti

 
  • Ricette di Natale Primi piatti

     

    Ricette di Natale Secondi piatti

     

    Ricette di Natale Contorni

     

    Ricette di Natale Dolci 1

     

    Ricette di Natale Dolci 2