Anche io ad Identità Golose 2010

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Sì, quest’anno c’ero anch’io ad Identità Golose, per la prima volta, grazie a Paolo Marchi, ideatore e organizzatore dell’evento, che ha dato la possibilità a noi fooblogger di accreditarci. Ma soprattutto grazie a Maricler e Fabrizio, che mi hanno ospitata e coccolata.

Il tema di quest’anno è stato ‘Il Lusso della semplicità: il prodotto è tutto.’

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Si è già scritto tanto sul web di IG 2010, io arrivo per ultima con la voglia di appuntare le mie impressioni personali, e lasciarvi qualche foto scattata.

Come diceva Paolo Marchi negli anni passati, IG è veramente un evento dedicato agli addetti ai lavori, e cioè ai cuochi e agli chef, che si prendono dei giorni di ferie per seguire i loro colleghi più blasonati e capire dove potrebbe andare la cucina dei prossimi anni. Per questa ragione per me essere stata presente tutti e 3 i giorni è risultato un carico pesante e dispersivo, la volta prossima mi ricorderò che due in questo caso è il numero perfetto.

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Ascoltando le lezioni dei vari chef sui due palchi di IG, l’Auditorium e l’amata Sala Bianca, più piccola e a misura d’ascolto, mi sono resa conto come il lavoro di cuoco è un lavoro faticosissimo, globale, che prende tutta la vita di chi lo fa. E in effetti spesso in sala erano presenti anche le mogli di molti cuochi, a testimoniare una partecipazione corale della famiglia a questo che più che un mestiere alla fine sembra una vocazione. In più, molti chef come Oldani e Alajmo, accanto alla loro attività di cucinieri, hanno aperto le porte al design, all’architettura, alla creazione di un’immagine più globale di loro e della loro cucina. Pura operazione di marketing o dietro rimane la voglia di circondarsi di oggetti che parlino di te?

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Ho notato poi quanto, in tutto il congresso, si è abusato, dal giornalista allo chef più acclamato, dei ricordi di quando si era piccoli, di come era buona la cucina della mamma, della nonna, della zia, come spesso capita a noi foodblogger che sovente ci lasciamo andare a queste regressioni sui piatti della nostra infanzia. Possiamo dire che almeno un punto in comune con gli chef ce lo abbiamo 😉

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Chi mi è piaciuto di più? Massimo Bottura. Non posso non scrivere qualche riga su di lui, anche se tanti lo hanno già fatto. Io non lo conoscevo, e a dirlo ora un po’ me ne vergogno, perchè con lui ho sentito una forte emozione e provato quasi un pugno nello stomaco. Come può un cuoco farmi sentire tutto questo solo parlando e mostrandomi un video? Io veramente ancora non lo so, so solamente che mi ricorderò per molto tempo del suo intervento. E del piatto semplicemente meraviglioso che ha presentato, la sarda che si crede una saraghina:

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Chi mi è piaciuto di meno? Alain Ducasse. Grande delusione, tutto qui, con quelle verdurine saltate in padella alla Donna Hay, di cui metà pure fuori stagione. Spero presto di conoscere uno chef francese che mi controbilanci la visione mesta della cucina francese che mi ha dato Ducasse.

Tra il più  e il meno di questi due personaggi, c’è una lista di chef che ho amato molto, per motivi diversi. Mi limito ad elencarli: Niko Romito e la sua alta cucina, Eugenio Pol e il suo pane di montagna, Salvatore Tassa e la sua umanità, Moreno Cedroni e la sua mediaticità (e la sua pasta saltata a freddo), Giancarlo Timballo e Luca Landi con i loro meravigliosi gelati salati all’olio d’oliva.

Quest’anno la regione ospite era l’Emilia Romagna, con dei stand di cibo meravigliosi. Invece la nazione ospite era la Slovenia, capitanata dal suo chef più conosciuto Tomaz Kavcic, giovane e comunicativo. Mi fa piacere ricordare l’unico chef donna, sloveno, della manifestazione, Ana Ros, che ha portato in forma di neve ed utilizzato nei suoi piatti l’acqua delle sue montagne.

Termino con Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, che con il suo breve intervento ha dato concretezza a questa idea di semplicità ‘vecchia come il cucco’, come l’ha definita (a ragione) lui, puntando l’attenzione  sull’importanza dei comparti agricoli italiani, in grande sofferenza. Ha chiesto apertamente alla gastronomia italiana, ben rappresentata ad IG, di stare attenti alle realtà agricole del nostro territorio, dove soffrono agricoltori, allevatori e anche produttori di vino. E aggiunge che ‘non si mangeranno ne comunicazione ne ricette se non ci saranno le materie prime’. Ha parlato della demagogia malefica del prezzo basso, e ha aggiunto che il cuoco deve fare dei contadini i suoi alleati, anche dicendo dove e da chi prende le materie prime. Meditiamoci su.

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Commenti


  1. Ciao Francesca, aspettavo il tuo post.
    Su Bottura abbiamo avuto modo di confrontarci a caldo, Niko Romito è piaciuto molto anche a me, invece sai che Moreno Cedroni è stata una clamorosa delusione per me?
    E pensare che per vedere lui mi sono persa Gennarone.
    L’ho trovato troppo mediatico e poco di sostanza.
    Ducasse me lo sono perso, anzi non mi son persa nulla da quello che ho sentito in giro.
    Un abbraccio

    Commento by lydia

  2. Io muoio dalla voglia di andare a mangiare da Bottura e prima o poi lo farò!

    Per quanto riguarda Petrini, fammi andare controcorrente:
    trovo che la sua invenzione (slowfood) sia un’iniziativa eccellente ma allo stesso modo trovo che si comporti in modo troppo elitario e poco attento alla realtà dei fatti.
    Per esempio trovo le sue argomentazioni contro gli OGM semplicemente patetiche e populiste, per niente aderenti alle conoscenze scientifiche che possediamo sull’argomento; allo stesso modo trovo più che condivisibili le campagne di slowfood per la preservazione delle produzioni tradizionali, artigianali e di nicchia (che, occhio, sono incompatibili con la comunicazione di massa perché se una produzione è di nicchia non potrà mai arrivare al grande pubblico e se arriverà al grande pubblico perderà le sue connotazioni di nicchia, in altre parole ed in modo molto cinico: le campagne sono inutili o addirittura potrebbero essere dannose!).
    Non conosco ovviamente cosa abbia detto sul “prezzo basso”, però posso dirti cosa penso io: il prezzo deve essere “giusto”. Né troppo basso né esagerato. Dovrebbe essere paragonabile alla qualità delle materie prime ed alla complessità della preparazione. Troppo spesso si vedono prezzi che sono solo composti dalla fama del cuoco\prodotto piuttosto che dall’effettiva qualità.

    —Alex

    PS = tradizione e semplicità non sempre sono buona cosa… Odio queste generalizzazioni e le trovo intrise di un insopportabile populismo. E poi, se ci sedessimo tutti sulle tradizioni, dove finirebbe l’innovazione in cucina? Un Bottura, Adrià non esisterebbero!

    Commento by ADBlues

  3. A proposito del populismo che odio: come non parlare dell’arrogante campagna di striscia la notizia verso Bottura?
    Un fulgido esempio di populismo che fa’ leva sull’ignoranza.
    E non mi venite a dire che non è fatto in malafede!

    —Alex

    Commento by ADBlues

  4. che bello aprire il blog e trovare nei commenti opinioni, idee, punti di vista, grazie ragazzi 🙂

    Lydia, la mia spacciatrice personale d’ammoniaca (per dolci eh!) 😉 Sì Bottura e Romito, il primo totale protagonista in sala auditorium, il secondo in punta dei piedi in sala bianca, hanno espresso due modi diversi di fare alta cucina. Cedroni è stato il Pippo Baudo di IG: disinvolto, simpatico, leggero, professionale, sorridente, sembrava quasi fosse il conduttore di Linea Verd food edition. In quel caso la presentratrice era praticamente inutile 🙂 La sua pasta al salmone mi è piaciuto sia di gusto che come è stata costruita, l’altro piatto che non ricordo più non mi è piaciuto affatto. Però ha parlato di una nuova tecnica sulla pasta saltata a freddo che per me era una novità. E aggiungo qui che è stato un vero piacere conoscerti e parlati dal vivo 🙂

    adblues, condivido la tua avversione verso la parola ‘tradizione’, perchè oggi la trovi scritta ovunque, pure sui piatti pronti al supermercato. Qui non credo si tratti di populismo ma di qualunquismo. Petrini sul prezzo faceva più o meno il discorso (giusto) che scrivi tu. Hai fatto bene a citare la campagna di Striscia la notizia contro Bottura. Io non avendola seguita non mi sono addentrata nella cosa, anche se conosco bene il loro modo di fare, atto solo a fare share in televisione. Dopo Wanna Marchi, secondo me sono alla ricerca disperata di un altro caso che gli vada bene, poveretti.

    Commento by FrancescaV

  5. Ciao, avevo letto che c’eri e aspettavo il tuo resoconto.
    Io ho solo visto un servizio tv su Bottura e lì mi ha entusiasmato con il suo modo di fare, anche se della sua cucina ignoro molto e curioso tanto. Mi ha colpito, televisamente parlando, per l’attitudine gioviale quasi da bambino, rinvigorito continuamente da idee e parlantina.

    Il pane di montagna? Veramente intrigante come argomento.

    Su Petrini e Slow Food, posso dire che concordo ma che ho ancora qualche resistenza ad unirmi al movimento.

    Ho molto apprezzato che hai commentato la durata dell’evento e la “pesantezza” e per un foodblogger. Ma andando a convegni di lavoro della stessa durata, posso sospettare che anche per gli altri era così?

    Commento by Rossella

  6. Rossella, anche io non ho ancora avuto il piacere di mangiare un piatto di Bottura, ma quanto mi piacerebbe! Per ora però non credo di potermelo permettere 😉 Sul pane di montagna, che profumo intensi di prato, di erba, e che sapore, veramente un’esperienza olfattiva e gustativa che mi sono rimaste nella memoria.

    Guarda, sulla pesantezza credo che non sia solo una questione da foodblogger, anche perchè credo che solo noi foodblogger e pochi altri siamo stati lì dalla mattina alla sera tutti e 3 i giorni 🙂 Penso che questi grandi incontri siano sempre faticosi e stimolanti allo stesso tempo. Bisogna imparare a dosare presenza ed energia.

    Commento by FrancescaV

  7. Grazie per il reportage, sono contenta che abbia partecipato anche Petrini (della serie ricordiamoci sempre chi fa lo zucchero, raccoglie la vaniglia e coltiva il caffe’…). Peccato vedere solo una donna, devo dire che la cosa mi dispiace molto, anche se non mi sorprende in Italia. Le donne ci sono, ma sembra che abbiano poco tempo per disegnarsi cucchiai, firmare miscele loro, e andare a questi eventi. Forse se ne stanno in cucina? Mah!

    Commento by Alessandra

  8. ho letto da Lydia fino a commuovermi. leggo ora da te. fb ci avvicina tutti davvero. e ci permette di conoscere meglio certi miti che diventano a “portata”. sono d’accordo sul tema slow food e anche con chi critica Cedroni, straodinario per alcune sue innovazioni come il toast del clandestino o le scatolette, ma un poco troppo se la tira. grazie per aver dato modo a noi di partecipare anche senza esserci.
    e grazie per la divulgazione delle idee.

    Commento by silvia

  9. Francesca, aspettavo questo resoconto! Mi è piaciuto molto leggerlo, hai saputo mettere nero su bianco con molta sincerità gli aspetti positivi e negativi di IG (e per estensione anche di buona parte del mondo gastronomico). Sulla durata, hai ragione: l’anno scorso non avevo preso ferie e ne ho seguito i due terzi, e sì, è stato molto più produttivo e proficuo.
    Per l’ospitalità, spero di ripetere presto l’esperienza, sei stata graditissima (e con quei regali poi…….) e ci manchi molto! Baci cara!

    Commento by maricler

  10. alessandra: ottima la tua osservazione sulle donne che condivido, per questo ho segnalato l’unica chef donna salita sul palco di IG. Purtroppo questo triste primato al maschile non è solo italiano. Ad esempio la Francia, il paese che mi ospita, è di un maschilismo se possibile più retrogado del nostro, ti lascio immaginare :-\

    silvia: è un vero piacere poter dare spazio a ciò che desideriamo dire, secondo le nostre idee ed opinioni.

    maricler: tu sei sempre molto carina con me 🙂 Speriamo di ripetere presto, magari stavolta qui a Strasburgo, anche senza IG, che te ne pare come idea? Un bacio e ben ritrovata.

    Commento by FrancescaV

  11. Il tuo post ha portato molti elementi nuovi, rispetto agli altri, bellissimi che avevo letto. Siete tutte d’accordo su Bottura, e a questo punto devo cercare video su Youtube o ne morirò.
    Questa cosa delle verdure fuori stagione ha colpito tutte (almeno, ho letto molto di melanzane insipide): troppo non politically correct, secondo me non seguono i food blog 😀
    Un bacio Francesca!

    Commento by Elvira

  12. ..che bella esperienza Francesca che hai fatto..sono queste di quelle cose che fanno fare sempre degli scatti in avanti perchè permette una valutazione al nostro modo di fare..a volte anche solo conferme..penso che sia capitato anche a te in quest’occasione.
    comunque tutto è marketing, ti rispondo a modo mio, ma come sai bene i prodotti devono avere un senso, un valore, un significato e non essere puri oggetti di design…e non è sufficiente che il coltello tagli..!
    e per finire penso che il vero problema dei prodotti italiani che spesso ci vediamo passare sotto il naso o li paghiamo di più di quelli che vengono da altri paesi (Peperoni Spagnoli) per es. sta nella filiera che deve ritornare ad essere corta con qualche idea che superi per servizi il monopolio dei centri commerciali e si batta sulla qualità..ma vedrai che la crisi qualcosa sta già facendo..ora tocca ai cuoci, ai FoodBlogger come te a noi tutti, diffonderne la cultura..
    bacioni e bentornata!
    r.

    Commento by roberta

  13. Grazie per questo reportage 🙂 E chissà che bella esperienza deve essere stata!
    Identità Golose mi incuriosisce da matti.
    E Bottura, che conosco solo di fama, deve essere stato spettacolare per essere riuscito a trasmetterti una sensazione del genere! Accidenti, mi sarebbe piaciuto vederlo in azione 🙂

    Commento by Muscaria

  14. Bellissima iniziativa, grazie per il resoconto 🙂

    Commento by Auramaga

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